Raffaella Curiel

 

 

La famosa stilista Raffaella Curiel ha iniziato la sua attività nella sartoria milanese di famiglia di proprietà della madre Gigliola che divenne un centro di moda molto importante negli anni cinquanta e sessanta. È attiva nel campo della moda dagli anni settanta. Ha aperto showroom a New York e in Giappone. 

Nei suoi lavori la Curiel riprende grandi personaggi della letteratura e dell'arte guadagnandosi il soprannome di "intellettuale della moda italiana".

È stata insignita di diversi riconoscimenti, fra cui Cavaliere di Gran Croce, Ambrogino d'oro, Medaglia d'oro della città di Milano e Medaglia d'oro della città di Roma, Lupa di bronzo dal comune di Roma quale ambasciatrice della moda nel mondo, premio Rosa Camuna e San Giusto d'Oro nel 2005, oltre a diversi altri. 

Raffaella Curiel è anche impegnata in campo sociale per diverse organizzazioni come il Centro bambini affetti da sindrome di Down di Bruno Lucisano e la Lega Italiana per la Lotta ai Tumori. Ha fondato la Lega Lombarda per la lotta contro la droga, collabora con la Croce Rossa di Milano ed è attiva nell'ambito dell'assistenza agli anziani. Ha coinvolto nel suo lavoro le detenute del carcere di San Vittore e si è anche dedicata, assieme a Girolamo Sirchia, alla promozione delle donazioni di sangue.

Nel febbraio 2017 Raffaella Curiel insieme a sua figlia Gigliola, braccio destro della stilista, inaugura un nuovo atelier di alta moda a Milano, in via Monte Napoleone 13, in un palazzo settecentesco, lasciando definitivamente la sede storica di via Matteotti aperta nel 1969.

Il nuovo Atelier di circa 250m² accoglie la clientela attraverso un percorso storico con un'esposizione fotografica di celebri modelli Curiel creati nel decennio che va dagli anni cinquanta agli anni sessanta, fino ad arrivare al primo piano, sede di uffici e showroom. Il secondo piano è invece adibito a laboratorio e ufficio stile.

In questi giorni sta andando in onda su Canale 5 la serie tv "Made in Italy" che la vede protagonista e ho voluto intervistarla per sapere la sua opinione sulla moda di quel periodo e quella attuale e anche del triste periodo storico legato alla pandemia del Covid che stiamo vivendo, in cui la moda insieme a molti altri settori è particolarmente colpita. 

La serie tv “Made in Italy” è  ambientata a metà degli anni settanta, in una Milano ricca di stimoli e di cultura, ma anche di scontri sociali e violenze politiche. E’ proprio in questo contesto che sono nati i grandi stilisti d’alta moda che crearono il concetto di Made in Italy, esportato in tutto il mondo e la nascita della moda prêt-à-porter italiana. In questa serie, tra fantasia e realtà, nella prima puntata abbiamo visto come protagonisti Armani, Krizia, Missoni e la seconda puntata è stata interamente dedicata a te, la “Regina della Moda”, com’era effettivamente la moda in quegli anni? E com’è adesso?

“La Moda a quei tempi era assolutamente diversa. Eravamo quasi tutti amici, ci si frequentava, facevamo squadra. Andavo alle sfilate di Walter Albini, ai grandi eventi di Valentino dove c’eravamo tutti, indossavo vestiti Missoni, Gianni Versace veniva a cena da me quando vivevo in Via Gesù. Eravamo pieni d’entusiasmo, non conoscevamo l’invidia e soprattutto trovavamo il tempo di ridere anche se ci ammazzavamo di lavoro e di fatica. Allora poi c’erano i grandi produttori di seta a Como e di lana in Piemonte che ci davano sempre una mano. Ricordo l’ingenier Loro Piana che, personalmente toccando con amore i suoi tessuti, mi consigliava. Sempre tout a’ point con completi gessati. Bei tempi! Poi Peppone della Schiava che ci dava grandi spazi su Bazaar e anche con Vogue era molto più facile. Ora tutto è molto cambiato. Solo commercial, solo velocità, solo business. Grandi Signori con il cuore sono rimasti Giorgio Armani e Diego Della Valle”.

Molti famosi Brand italiani per via della crisi hanno dovuto vendere il proprio marchio o l’intera Maison a stranieri: arabi, cinesi ecc… Cosa si deve fare, secondo te, per evitare che questo avvenga e fare invece in modo che il nostro patrimonio creativo venga gelosamente preservato?

“Molti brand hanno venduto perché le piccole aziende non riescono a sostenere grandi numeri, impegni finanziari enormi per la pubblicità, eventi e tanto altro. Credo però che in futuro senza grandi voli empirici resteranno e si creeranno piccoli angoli di nicchia. I nuovi ricchi hanno bisogno di farsi riconoscere attraverso i brand ma crescendo daranno spazio alle esclusive”.

In questo momento stiamo vivendo un difficilissimo periodo storico a causa della pandemia di Covid, le fashion week non si possono fare in presenza, viene trasmesso tutto in streaming, manca il contatto, la magia delle passerelle, la socialità e il calore del pubblico, secondo te è questa una valida alternativa?

“In streaming si perdono le emozioni è così pure per le sfilate di moda.”

Come stai affrontando questi giorni? La tua creatività è rafforzata o al contrario, come molti di noi, sei afflitta da una sensazione di apatia, dovuta alle restrizioni che sicuramente influiscono sulla nostra psiche?

“Il tempo di COVID mi ha portato a riflettere a lungo, a dare spazio ai sentimenti, ad approfondire certi valori. A momenti sento non tanto la mancanza di creatività ma il rapporto umano con le persone. Mi manca tantissimo il teatro dal vivo, mi mancano le mostre.”

Da imprenditrice che vive a Milano ti sei chiesta perché questa pandemia abbia colpito maggiormente la Lombardia e molte altre regioni del nord, rispetto al centro e sud Italia?

“E’ logico che il COVID abbia colpito maggiormente Lombardia e Veneto perché vi sono molte più fabbriche, molte più aziende per cui di conseguenza più pendolari, più uffici, più spostamenti e viaggi, più agglomeramenti per le pause pranzo ecc
..."

Quali progetti hai in mente per questo 2021 appena iniziato?

“Ho preparato una bellissima e molto portabile collezione di Prêt-à-couture. Vivo alla giornata, sogno che tutta questa tragica pandemia passi presto. Mi preoccupa la povertà e la pochezza del Governo. Speriamo in bene.”

 

Gisella Peana

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